1° maggio: parole, parole, parole…

Il primo maggio a Bergamo le sigle dei sindacati Cgil, Cisl e Uil organizzano un corteo, rivendicando “tutela della salute e sicurezza sul lavoro, lavoro stabile, salari adeguati e formazione costante anche sul fronte dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale”. Parole che paiono come i migliori comizi, promesse non mantenute, in un’Italia con gli stipendi fermi da vent’anni, un’inflazione quasi al 2% e delle contrattazioni in termini di retribuzione che crescono di nemmeno 50 euro al mese ogni anno. A Bergamo, i sindacati dovrebbero preoccuparsi forse, e prima di tutto di ciò che accade nei luoghi di lavoro, ma non solo: della precarietà, dei contratti a nero o grigio e di alcune clausole bizzarre all’interno dei contratti di lavoro, che fan sì che – probabilmente – lə nostrə sindacalistə delle sigle principali nemmeno sappiano cosa vivono i lavoratori e le lavoratrici bergamaschə ogni giorno.

Il primo maggio anche il sindacato di base USB di Bergamo ha chiamato un corteo, che partirà dalla Malpensata alle ore 10. La chiamata del corteo di USB  porta questioni importanti, in primis il fatto che il governo stia investendo sempre piu nel riarmo, questione che i sindacati confederali, per esempio, non hanno neanche minimamente accennato. Si parla di un momento storico in cui quasi tutta Europa sta investendo nel riarmo ed è necessario prendere posizione, non produrre armi; è necessario poter pagare l’affitto nella propria città senza cadere in povertà; è necessario avere contratti stabili nei posti di lavoro, con paghe dignitose e proporzionate al costo della vita, che anche a Bergamo, ormai, è altissimo. La chiamata di USB ha inoltre riportato l’attenzione sull’intercettazione della Flotilla diretta a Gaza per aiuti umanitari, avvenuta questa mattina, giovedì 30 maggio, da parte di imbaracazioni militari israeliane, ricordando come la libertà e la resistenza del popolo palestinese resti, ancora oggi, una delle principali battaglie alle quali dare voce nelle piazze.

La locandina del corteo di domani

Per mostrare la distanza che esiste, ed è reale, tra i sindacati confederali e lə operaiə bergamaschə, la redazione di Sottosuolo ha scelto di prendere in considerazione un caso che pare essere sfuggito alle testate giornalistiche bergamasche se non per pochi articoli, ma soprattutto che non è stato minimamente citato dai sindacati di settore.

Il 27 gennaio 2026, nella fabbrica Tenaris di Dalmine, scoppia un incendio, causato da un malfunzionamento di un macchinario. L’incendio si è estinto solo dopo diverse ore, e grazie all’intervento di sei squadre dei Vigili del Fuoco. Va segnalato che l’evento non è finito in tragedia grazie alla capacità dei/delle dipendenti di intervenire in caso di incendio, risultato della formazione ricevuta. Inoltre, fortunatamente, solo il 15% dei lavoratori e delle lavoratrici era presente nel momento dell’incendio. I/le dipendenti presenti hanno quindi attuato le misure di sicurezza e agito come avrebbero dovuto: dunque, la responsabilità dell’accaduto rimane dell’azienda. Solo grazie a un video girato da un dipendente ignoto (sul contratto di lavoro per la Tenaris viene richiesto al/alla dipendente di non fare video o foto interni ai reparti e di conseguenza di non divulgare cio che avviene all’interno della fabbrica) si è potuto constatare ciò che è accaduto, smentendo le dichiarazioni di Tenaris, riportate dalle maggiori testate giornalistiche locali, che hanno parlato di un semplice “principio di incendio”. In realtà, per domare l’incendio sono state necessarie diverse ore e l’intervento di sei squadre dei Vigili del fuoco, come abbiamo prima specificato.

Se USB Bergamo non avesse pubblicato il video sui social, non avremmo avuto idea di quello che è accaduto all’interno dell’azienda. Il sindacato di settore non ha avviato alcun momento di sciopero volto a denunciare il rischio per i lavoratori, nè ha riportato l’attenzione sull’importanza di lavorare in sicurezza, palesando quindi l’incapacità delle sigle Cgil, Cisl e Uil di essere realmente al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici.

Che serva un radicale cambiamento del mondo del lavoro e nelle fila di chi sostiene di difendere i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici è evidente: basti pensare allo stato dei nostri stipendi reali, alla crisi economica di cui si continuano a pagare le conseguenze, alla situazione abitativa, anche a Bergamo, ormai desolata e spogliata dei/delle propri/ie abitanti per via del caro prezzi. Invitiamo tutte le lavoratrici ed i lavoratori a pensare a quanti diritti vengano quotidianamente calpestati nell’ambito lavorativo, a quanti rischi vivano ogni giorno durante un proprio turno di lavoro, e invitiamo a scendere in piazza domani, venerdì 1° maggio, a Bergamo, per rimarcare quanta strada sia necessaria, quanto i diritti ottenuti siano arrivati da anni di lotte e rivendicazioni, e non certo dai tavoli dei padroni.

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