8 marzo a Bergamo: la rabbia che diventa pratica politica

Domenica 8 marzo alle 17:30 le strade di Bergamo torneranno a riempirsi di voci e di corpi: è previsto, infatti, un corteo transfemminista, lanciato poche settimane fa sulle piattaforme sociali di diversi collettivi e organizzazioni cittadine. Il corteo partirà da Piazzale Marconi, davanti alla stazione ferroviaria, per concludersi davanti al Comune, in piazza Matteotti. Il percorso si snoderà lungo le principali vie del centro città, animandole e riempiendole con musica, cori e interventi al microfono. Per la prima volta a Bergamo, l’8 marzo sarà organizzato congiuntamente da diverse realtà del territorio che condividono una prospettiva transfemminista e pratiche politiche comuni.

Per le realtà organizzatrici, la data dell’8 marzo non è considerata una mera ricorrenza simbolica, ma una mobilitazione politica che intende mettere al centro il conflitto sociale e diverse rivendicazioni collettive. L’edizione di quest’anno segna inoltre un passaggio inedito per la città: come scritto sopra, per la prima volta il corteo è promosso congiuntamente da diverse realtà del territorio che condividono un orientamento transfemminista e pratiche politiche comuni di attivismo. La manifestazione nasce in un contesto che le promotrici descrivono come segnato da una crescente irrigidimento delle politiche di sicurezza e del controllo degli spazi urbani: militarizzazione, istituzione di zone rosse, misure restrittive e crescente criminalizzazione delle mobilitazioni sociali. In questo scenario, la giornata dell’8 marzo viene proposta come momento di mobilitazione e presa di parola collettiva fondamentali. Al centro della protesta, spiegano i collettivi organizzatori, c’è il legame tra disuguaglianze di genere, sfruttamento economico e violenze sociali più ampie. Il comunicato diffuso nelle scorse settimane sui social dalle realtà aderenti richiama le condizioni di marginalizzazione vissute da molte soggettività: donne e persone femminilizzate, persone trans e non binarie, migranti, persone con disabilità e più in generale chi vive situazioni di esclusione o precarietà.

La mobilitazione punta a collegare queste esperienze a questioni strutturali più ampie, come la precarizzazione del lavoro, la riduzione dei servizi pubblici e i conflitti internazionali. Una lettura politica che, nelle intenzioni delle promotrici, non si deve limitare alle rivendicazioni specifiche della giornata dell’8 marzo, ma mettere in discussione assetti sociali ed economici ben più ampi e strutturali. Il corteo bergamasco si inserisce inoltre in una rete di mobilitazioni che supera la dimensione locale: a livello nazionale, infatti, il movimento Non una di meno ha proclamato anche uno sciopero per il 9 marzo, invitando a proseguire la mobilitazione anche oltre la giornata dell’8.

Per le realtà organizzatrici il significato della giornata è chiaro: la lotta contro il patriarcato non è una celebrazione annuale, ma un insieme di pratiche quotidiane di mobilitazione, solidarietà e intervento nello spazio pubblico, come spiegano in questa intervista due dei soggetti promotori del corteo, attivi da tempo sul territorio, ovvero la Collettiva Riot e l’associazione Amicizia Bergamo-Palestina, impegnate in iniziative sociali e politiche che hanno trovato un punto di incontro nell’organizzazione di questo corteo.

Video-intervista a Collettiva Riot e Associazione Amicizia Bergamo-Palestina sul corteo previsto per l’8 marzo 2026 a Bergamo

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