L’8 marzo a Bergamo un migliaio di persone sono scese in piazza per il corteo transfemminista organizzato da diverse realtà da tempo attive sul territorio (Collettiva Riot, Poliamore Bergamo, Bergamo Pride, associazione Amicizia Bergamo-Palestina, Giovani Palestinesi d’Italia-BG, Kollettivo Pugno Chiuso, Giovani Comunisti e il collettivo del circolo Al Bafo di Seriate). La manifestazione è partita dalla stazione ferroviaria e ha attraversato alcune delle principali vie del centro cittadino – via Bonomelli, via Quarenghi e via Tiraboschi – per concludersi poi davanti al Comune di Bergamo.
La giornata è stata animata da numerosi interventi, cori e striscioni portati dalle realtà organizzatrici e da diversi collettivi e associazioni che si riconoscono nella prospettiva transfemminista e anticapitalista palesata sia durante la giornata dell’8 marzo che nel comunicato di lancio del corteo, di cui vi abbiamo parlato qui. Durante il percorso si sono susseguiti diversi interventi dal furgone di testa del corteo, interventi che hanno denunciato le disuguaglianze di genere, lo sfruttamento del lavoro, la violenza patriarcale e le condizioni di precarietà che colpiscono in particolare le soggettività femminilizzate, razzializzate e marginalizzate. All’altezza della fine di via Quarenghi, un piccolo spezzone del corteo, guidato da Non Una Di Meno-Bergamo, si è inoltre distaccato dal percorso principale dirigendosi verso piazza Pontida dove, parallelamente alla manifestazione, era stato allestito uno spazio di aggregazione che prevedeva interventi e dei concerti. Il gruppo si è quindi diretto verso la piazza per raggiungere le iniziative in programma, mentre il resto del corteo ha continuato lungo il percorso previsto.
Ci sono state diverse tappe durante il corteo; tra le più significative, quella davanti alla sede Eni in via Tiraboschi, dove è stato letto un intervento promosso dal movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele) che, oltre ad aver portato la propria solidarietà ai popoli del Libano, della Siria, dello Yemen, dell’Iran e dell’Iraq, ha denunciato le responsabilità delle multinazionali coinvolte in relazioni economiche con Israele, e ha invitato al boicottaggio delle aziende che sostengono l’occupazione dei territori palestinesi e il genocidio in corso in Palestina. La solidarietà con il popolo palestinese è stata infatti uno dei temi ricorrenti della manifestazione: più di una realtà palestinese ha portato la propria voce e ricordato il legame tra le lotte femministe, anticoloniali e contro ogni forma di oppressione. A prendere parola sono state anche molte realtà studentesche della bergamasca, anch’esse declinando i propri interventi in un’ottica intersezionale che, partendo dal transfemminismo, conduce a una lettura più ampia delle oppressioni contemporanee, da quelle coloniali alle condizioni di precarietà e subordinazione che attraversano il lavoro, fino alla rivendicazione della libertà di autodeterminazione dei corpi e dei popoli.
Il corteo si è concluso davanti al Comune con gli ultimi interventi, ribadendo il carattere politico della giornata dell’8 marzo: non una ricorrenza simbolica nè una giornata di festa, ma un momento di mobilitazione e di lotta contro patriarcato, guerra, sfruttamento e disuguaglianze.

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