Il 23 gennaio 2026 l’Università di Bergamo aveva in programma un dibattito su Giovani&Lavoro. Ospiti : l’economista Federica Origo, l’economista Michele Boldrin e l’europarlamente ed ex sindaco di Bergamo Giorgio Gori, del Partito Democratico.
Ad un certo punto, un gruppo di studenti ha interrotto l’evento, srotolato uno striscione con scritto “Fuori i sionisti dall’Università” e contestato Gori, che nelle settimane precedenti aveva difeso il parlamentare del suo partito Emanuele Fiano, a sua volta contestato all’Università di Venezia in un incontro tenuto da “Sinistra per Israele”.
La redazione di Sottosuolo ha raggiunto il collettivo UniBgForPalestine per un’intervista sul significato della loro contestazione.
Quando e perché è nata UniBg For Palestine? Quali sono i suoi obiettivi?
UniBg4Palestine nasce da un gruppo di student* dell’Università di Bergamo nel novembre del 2023 con lo scopo di portare avanti all’interno dell’università le istanze di boicottaggio accademico nei confronti dello Stato di Israele, sull’onda del movimento delle intifade studentesche che in tutto il mondo avevano portato avanti le occupazioni delle università e dei luoghi di istruzione. Da allora il collettivo si è sempre posto l’obiettivo di interrompere ogni forma di rapporto e complicità tra l’Università di Bergamo e l’entità sionista e le sue attività genocidarie. Siamo anche impegnati in percorsi cittadini con altre realtà attive sul territorio per ottenere il rescindimento totale di ogni rapporto economico e commerciale tra le aziende del territorio e Israele.
Perché è stata contestata la presenza dell’ex sindaco di Bergamo ed europarlamentare Giorgio Gori il 23 gennaio presso l’università?
La figura dell’ex sindaco Giorgio Gori è altamente problematica, si tratta infatti di uno dei firmatari dell’infame manifesto di “Sinistra per Israele”, una dichiarazione che cerca di far passare come accettabile il sionismo sotto forma di una sua versione moderata, individuando la causa del genocidio palestinese esclusivamente negli atti del governo Netanyahu e disconoscendo completamente le radici colonialiste e imperialiste dell’entità sionista. Come Unibg4Palestine ci siamo sempre mobilitati per impedire che venissero offerti spazi della nostra università a figure politiche che giustificano e supportano con il loro agire politico il genocidio del popolo palestinese.
Come rispondete a chi vi accusa di non essere democratici per aver impedito all’On. Giorgio Gori di parlare in Università e di schierarvi a fianco del terrorismo palestinese?
Come UniBg4Palestine riteniamo pretestuose e infondate queste accuse. Gli spazi democratici dell’università, per essere realmente democratici, non possono offrire alcuno spazio a esponenti di ideologie strutturalmente antidemocratiche, genocidarie e fasciste come il sionismo, anche nelle sue accezioni più moderate. La nostra mobilitazione dimostra ampiamente che gli studenti non intendono accettare lezioni di democrazia da parti politiche che non riconoscono a un popolo il diritto ad esistere. Stesso vale per l’accusa di supportare il terrorismo, facile accusa per colpire chiunque solidarizzi e supporti la resistenza palestinese, che è peraltro riconosciuta come legittima persino dall’ONU e dal diritto internazionale borghese. Come Unibg4Palestine riconosciamo nella resistenza palestinese unita l’unica legittima rappresentante del popolo palestinese e l’unica garante degli interessi dei palestinesi.
A seguito dei fatti del 23 gennaio, il Senato Accademico sta vagliando diversi provvedimenti disciplinari, fra cui la possibile espulsione dall’Università. Qual è la posizione del vostro collettivo in merito?
Riteniamo inaccettabile che il rettore e la governance abbiano intrapreso questi procedimenti disciplinari. Abbiamo intenzione di mobilitarci per fermare questi atti repressivi che colpiscono studenti e compagni che hanno come unica colpa quella di aver portato avanti una contestazione pacifica e legittima. Sappiamo anche che la repressione che stiamo subendo non è isolata: in tutta Italia sono partite multe, indagini e denunce a carico di quei compagni che hanno animato le grandiose piazze dell’autunno scorso. Il potere ha avuto paura e ora risponde nell’unico modo che conosce, reprimendo. Non abbiamo intenzione di lasciar correre questi atti e sicuramente non ci faremo intimorire dalla repressione. Abbiamo già deciso di lanciare un presidio sotto il prossimo Senato Accademico del 13 aprile e continueremo a mobilitarci fino a quando tutti i nostri obiettivi non saranno raggiunti, per una Palestina libera dal fiume fino al mare.
Ci sono altre tematiche, oltre alla causa palestinese, che da studenti/esse/* vorreste discutere con il Rettorato ed il Senato Accademico?
In sincronia con le liste di rappresentanza a noi amiche abbiamo portato avanti diverse battaglie contro la governance per il diritto allo studio, per l’agibilità democratica interna e contro il potere di veto del rettore nei confronti delle mozioni della Consulta degli studenti. Crediamo che in generale la governance debba accettare e dialogare apertamente e con sincero ascolto con le componenti studentesche che animano il dibattito interno all’università. Il nostro rettore non è nuovo a censure nei confronti degli studenti e delle loro iniziative e, per quanto ci riguarda, è totalmente inaccettabile.
Per protestare contro i provvedimenti disciplinari intrapresi da Rettore e Senato Accademico, gli studenti hanno lanciato una raccolta firme compilabile a questo form. Inoltre, proprio in occasione del Senato Accademico del 13 aprile, in cui verranno discussi gli eventuali provvedimenti disciplinari, il collettivo studentesco UniBgForPalestine ha lanciato un presidio nell’Ateneo di via dei Caniana, dalle ore 15.

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