Sciopero studentesco al liceo Manzù

È da diverse settimane che all’interno del Liceo artistico statale “Giacomo e Pio Manzù” si respira un’aria pesante: poco più di un mese fa, alcuni giornali locali si sono occupati di tensioni che da tempo intercorrono tra la componente studentesca ed il dirigente scolastico, il Prof. Cesare Emer Botti, e che coinvolgerebbero anche una buona parte del corpo docenti. Tensioni che, dopo mesi di botta e risposta tra student, genitori e dirigenza, sono sfociate nello sciopero di martedì 31 marzo, indetto dal Collettivo LAS e supportato da UDS Bergamo e OSA Bergamo, svoltosi in forma di presidio e durato tutta l’arco della mattinata. Ma che cosa sta succedendo nell’Istituto di via Tasso?

Attraverso testimonianze dirette di persone interne al liceo, siamo venutə a conoscenza di una serie di problematiche legate principalmente alla sicurezza degli spazi, alla formazione del corpo docenti e al comportamento del Preside nei confronti dellə studentə. Per cominciare, secondo le nostre fonti, la scuola “per almeno gli ultimi 3 anni” avrebbe completamente trascurato qualsiasi prova di evacuazione in caso di incendio, esponendo così studentə e lavoratorə a forti rischi in caso di reale emergenza; a ciò si aggiungerebbe il mancato aggiornamento dei piani di sicurezza che fino a pochi giorni fa erano rimasti invariati dal 2013, ed infine, ciliegina sulla torta, la mancata formazione e/o aggiornamento sulla sicurezza per il corpo docente. Tutte queste negligenze sarebbero imputabili all’istituto, e quindi al suo responsabile, il Preside Botti, il quale, non appena attaccato pubblicamente, avrebbe dimostrato di preferire correre ai ripari adottando la solita strategia dello “scarica barile”.

A fine gennaio 2026, una trentina di insegnanti hanno sottoscritto in forma anonima una lettera destinata alla Presidenza e all’Ufficio Scolastico; la scelta di adottare l’anonimato è di non poco conto: non solo sottolinea la posizione di ricattabilità dei docenti, ma conferma anche il clima repressivo ed intimidatorio più volte denunciato dal Collettivo LAS. A seguito della denuncia via lettera, autorità e figure competenti hanno effettuato controlli all’interno della scuola, portando così alla luce una serie di irregolarità in materia di sicurezza, riguardanti sia le strutture sia la formazione dellə docenti. È proprio la questione dei mancati corsi di aggiornamento che, secondo alcune fonti, avrebbe portato la scuola a proibire l’utilizzo delle classi-laboratorio, come quelle plastiche e pittoriche, divieto pervenuto solo allə docenti via mail e mai comunicato ad alcun studentə o genitore, portando così a nuove critiche sulla trasparenza dell’Istituto.

La vicenda non si è fermata qui, e qualche giorno più tardi, l’11 febbraio, diventa di dominio pubblico ed ecco che, abracadabra, il giorno seguente la scuola decide che è arrivato il momento giusto per fare una prova antincendio, e proprio come ci si sarebbe aspettati l’impreparazione e l’inadeguatezza ne hanno fatto da padrone. Nella sede di Via Tasso le classi non sapevano come comportarsi e dove dirigersi al momento dell’evacuazione, nelle succursali di S. Anna e Pignolo, addirittura, in mancanza di campanelle all’interno delle strutture, il segnale di allarme sarebbe stato dato personalmente dal Preside, munito di trombette da stadio.

Anche lə studentə ed in particolare il Collettivo si sono mossi per fare pressioni su Botti, producendo un documento di denuncia e sponsorizzando una raccolta firme che ha raggiunto più di 500 adesioni. Nonostante ciò, il dirigente del liceo artistico pare abbia completamente ignorato le rimostranze e, anzi, abbia iniziato ad adottare comportamenti “poco consoni” se non addirittura “intimidatori”. Più persone hanno testimoniato di “incursioni” del preside all’interno delle aule, il quale si sarebbe ritagliato momenti appositi in cui, oltre ad autogiustificarsi per le diverse problematicità della scuola, indispettito a causa delle diverse critiche, avrebbe alzato i toni nel rivolgersi allə studentə ed allə docenti.

Alla nostra domanda su come mai ritenessero urgente e necessario indire sciopero, alcunə militantə del Collettivo LAS ci rispondono: “È intollerabile che oltre ad essere espostə quotidianamente a pericoli, la scuola cerchi in ogni modo di deresponsabilizzarsi tollerando un vuoto enorme nell’applicazione di norme sulla sicurezza. Non provvedere nemmeno alla formazione del personale e del corpo docenti, oltre ad essere illegale, è una mancanza di considerazione e di rispetto verso chiunque viva e attraversi ogni giorno il nostro istituto”. Riguardo all’impossibilità di accedere alle classi-laboratorio proseguono dicendo: “Siamo di fronte all’ennesima privazione al nostro diritto a studiare, a formarci e a farlo adeguatamente. Ancora una volta siamo noi a pagare il prezzo per anni di politiche di impoverimento e di malagestione della scuola pubblica. Ci sono ragazzə che tra pochi mesi avranno l’esame di maturità, come potranno affrontarlo se in un liceo artistico non è concesso loro di accedere a spazi essenziali per lo svolgimento delle materie artistiche?”.

Una risposta ufficiale dalla scuola non è ancora pervenuta e il dirigente tace, ma se le proteste di lavoratorə e studentə continueranno a sollevarsi, sarà difficile per lui continuare ad ignorarle o sottovalutarle.

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