Fa(r)ssi complici: l’azienda bergamasca che lucra sul genocidio

Le attivistə del Coordinamento Giovanile Bergamasco hanno recentemente pubblicato un dossier che raccoglie informazioni che dimostrano la complicità dell’azienda Fassi, bergamasca, nell’occupazione dei territori palestinesi.

Fassi Group è una società con sede ad Albino, specializzata nella progettazione e costruzione di gru articolate e con oltre 60 anni di storia. Il fatturato, in continua crescita, nel 2024 si attestava a €308.810.988,00. All’interno della società Fassi Group figurano sei aziende, due delle quali hanno direttamente rapporti con Israele. Sui siti ufficiali di Marrel e Fassi Gru, aziende appartenenti a Fassi Group, tra i vari partner commerciali figura la Liftman Cranes LTS, azienda israeliana. Questa azienda non ha un sito ufficiale.

Fassi Gru e Marrel, collaborando con l’azienda israeliana, contribuiscono all’obiettivo genocidario dello stato d’Israele. Nel report stilato dal Coordinamento Giovanile Bergamasco, attraverso le testimonianze raccolte dalla testata giornalistica israeliana B’Tselem, si è dimostrata la presenza delle gru Fassi nei territori occupati palestinesi. Non solo, ma le gru bergamasche sono state utilizzate per favorire la politica di occupazione coloniale israeliana.

Infatti, i video e le foto provenienti dai territori occupati hanno dimostrato come le gru Fassi siano state utilizzate principalmente per demolire edifici, rubare pannelli solari o cisterne e sradicare olivi. Tutte operazioni intente a stremare la popolazione e ad eliminare le fonti di sussistenza, rendendola dipendente dall’economia coloniale. Tutte le operazioni con la presenza di gru Fassi sono state effettuate dall’Amministrazione Civile Israeliana.

Il totale delle demolizioni calcolate dal 2017 fino al 2022 è di 366, composta dalla maggior parte da case, strutture agricole o per l’allevamento, pannelli solari. I dati così proposti sono gli episodi confermati: può essere che l’entità del danno provocato sia ben maggiore, ma a causa della censura del governo israeliano e delle grandi piattaforme di comunicazione è difficile ottenere dati precisi. I numeri confermati sarebbero inferiori rispetto ai dati riguardanti la distruzione nei territori palestinesi. Stando ai dati dell’OCHA (United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs), si nota un costante aumento della distruzione del territorio.

Data on demolition and displacement in the West Bank | United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs – Occupied Palestinian Territory

In questo caso Fassi si rende complice del genocidio: le testimonianze attraverso foto e video mostrano come le gru Fassi siano impegnate principalmente nella distruzione di edifici o container necessari alla vita civile. I vari episodi testimoniati da B’Tesem, dal 2017 al 2022, sono – considerando i piu significativi:

  • L’Amministrazione Civile Israeliana confisca due container adibiti a scuole elementari. Durante questa distruzione una gru Fassi è installata su un camion con la scritta in ebraico “Amministrazione Civile Israeliana”. La struttura era l’unica esistente per garantire l’istruzione ad una decina di bambini del villaggio Khirbet Khilet a-Dabe. Il giorno dopo gli stessi coloni avrebbero demolito una pavimentazione stradale edificata dai palestinesi per facilitare i collegamenti in auto nel villaggio.
  • Distruzione attraverso una gru Fassi di tende beduine
  • Una gru Fassi rimuove materiale da costruzione per tende temporanee. nello stesso episodio si specifica il furto di un pannello solare pagato dalla ONG COMET-ME e da un finanziamento europeo.

  • l’Amministrazione Civile Israeliana colpisce il settore agricolo palestinese per favorire la vendita di mangimi e prodotti agricoli da parte degli israeliani 
  • Israele distrugge campi agricoli e serre, sradicando 60 olivi.

Il dossier stilato di Coordinamento Giovanile Bergamasco ha lo scopo di informare la popolazione di Bergamo riguardo l’utilizzo delle gru Fassi nei territori occupati in Palestina. Lə attivistə hanno inoltre indetto un presidio davanti alla sede di Albino, in via Roma 110, per attivare l’azienda di fronte ai quesiti delle attiviste. Queste chiedono all’azienda:

1) di annullare completamente ogni accordo, legame e coinvolgimento con Israele in ogni sua forma, che siano rivenditori, aziende, filiali, clienti, perché si è dimostrato come i loro mezzi abbiano commesso crimini contro il diritto internazionale. 

2) di rivelare ogni somma di denaro tratta dalle vendite in Israele: si richiedono statistiche precise, uno storico, tutti i dati disponibili sul commercio. 

3) di dare una risposta chiara: perché Fassi Group non ha risposto al quesito sollevato dall’ONG “Who profits?” (che nel 2017 fu la prima a documentare il furto di pannelli solari nelle zone occupate ed interrogò le aziende complici di tale azioni per comprendere se esse fossero a conoscenza dell’utilizzo dei propri mezzi)? Era a conoscenza del fatto che l’uso dei propri mezzi ha contribuito a portare avanti una pulizia etnica?

4) dopo aver calcolato i danni provocati e le vendite svolte nel corso degli anni l’unica soluzione è ripagare i danni: si chiede che l’azienda risarcisca tutte le famiglie sfollate e finanzi progetti umanitari tramite la rappresentanza locale della comunità palestinese, svolta dall’Associazione Amicizia Bergamo Palestina.

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